Renegade Hunter

 


S&J: Ebbene, eccoci giunti alla parte conclusiva di tutta la faccenda, che per finire si è suddivisa in tre tempi come una partita di hockey su ghiaccio! ^___^ Ci vediamo in fondo per crediti&ringraziamenti!
Nota della Sheera Jay's Production: il racconto a seguire è pieno di assurdità stratosferiche. Per tale motivo preghiamo coloro che vorranno perpetrare la lettura malgrado questo avviso di munirsi di una grossa tazzona di camomilla onde placare gli istinti micidiali, riscontrati in alcuni soggetti studiati, di voler uccidere l'autrice. Informiamo che il presente avviso è da intendere a beneficio del lettore stesso: un omicidio potrebbe difatti farlo incorrere in problemi con la giustizia fino a condurlo alla carcerazione.

 

Part Three - Diamond Bladecross

 

Intorno, tutto era silente. Il buio cadeva, afono ed intercalato da penombre, su tutti gli oggetti circostanti. Le sue pupille vagavano sotto la sottile cute delle palpebre inseguendo fotogrammi di sogni confusi, le sue braccia ricadevano totalmente rilassate verso il suolo, il suo respiro era profondo e molto lento.
Poi, improvvisamente, si svegliò concitato in un ansioso sussulto, spalancando gli occhi e rizzandosi sulla poltroncina.
"Trevor!" gridò, scosso dalle ultime immagini che la sua mente aveva rinfusamente composto.
Resosi conto di essere tornato nel mondo reale, passò le dita sulla fronte sudata e fece correre lo sguardo nell'abitacolo.
"Accidenti, mi ero addormentato!" disse a sé stesso, prima di riprendere i comandi della navicella, che ubbidientemente seguiva la scia di una rotta impostata.
Poi, d'un tratto, si sovvenne della rischiosa zona in cui il suo amico, in effetti, si trovava. Accese quindi i motori alla loro massima potenza e, atteso il loro riscaldamento, decise di provare il nuovo propulsore che la forzata sosta gli aveva dato l'opportunità casuale di installare.


Lo sentì mugugnare un verso incomprensibile, mentre girava un poco il capo. Sollevò il volto quanto bastasse a vedere il suo. Gli occhi erano serrati ed immobili, l'espressione rilassata, e la bocca, su cui si dipingeva un accennato e dolcissimo sorriso, chiusa. Strofinò dolcemente il naso contro una delle sue guance, sorridendo felice. Il mondo, scomparso la sera precedente, non era ancora riemerso a turbarla.
Poi avvertì il suo braccio stringersi maggiormente sulla propria vita, e capì che era sveglio.
"Buongiorno..." sussurrò ad un suo orecchio, soffiando poi lievemente sul lobo.
"Mmmh... non credo di aver mai dormito tanto serenamente in vita mia..." sorrise lui di rimando, accarezzando la sua fronte con le dita e scostando contemporaneamente i sciolti capelli che cadevano a solleticargli la pelle.
"Mh... io sì, a dire il vero!" ridacchiò.
"Grazie, sono commosso!" fece con una smorfia, mentre entrambi si risollevarono.
"...ma parecchio tempo fa." Appose.
"Mh, chi è il fortunato?" fece, con una punta di viva gelosia sulla lingua.
"Mio padre..." commentò con un sorriso dolce e malinconico, ridacchiando poi nuovamente nel cogliere la sua espressione stupefatta ed attonita.
"Lo intendo in senso filiale!"
"Razza di degenerato! È ovvio che fosse in quel senso!!"
"Ehi, se ricominci ad insultarmi mi eccito..." commentò sensualmente, ancorando la sua vita con una mano e traendola verso di sé.
Atterrata sul suo petto, la ragazza lo guardò con intensità ed in maniera serena. Poi sentì il famoso mondo riaffiorare, e s'incupì.
"Cosa c'è, principessa?" si allarmò lui, accarezzandole nuovamente i capelli, e la schiena.
"...cosa farai ora?" domandò titubante.
"Non ti preoccupare." Rispose tranquillamente.
"Cosa cavolo significa??" scattò lei.
"Quello che ho detto. Comunque sia, tu resti con me: scordati che ti lascerò allontanare! Mi hai dato una cosa di cui forse non necessitavo - anche se ho seri dubbi in merito, ma di cui ora non posso più fare a meno..." riprese con tono profondo, abbracciandola di nuovo.
"Bella prospettiva!... insomma, devo restare con te e farti da bambolina, così che tu possa sfogare le tue voglie?!" s'inacidì, volgendo di lato il viso proprio mentre lui stava avvicinando il proprio.
"Ancora non ti fidi assolutamente di me! Io... non riesco a crederci! Ma allora... insomma, posso sapere che diavolo hai pensato stanotte?! Inizio a sentirmi io, quello usato!" fece seccato, staccandosi repentino.
"Io... non lo so!" reagì decisa.
"Bene, fantastico! Ti interessa almeno quello che ho pensato io?!"
"Beh... in effetti credevo che volessi solo "divertirti", ma ammetto che sono curiosa di sentire quel che hai da dire!..."
"...io..."
Lasciò ricadere le braccia, si voltò e recuperò la camicia, che ancora se ne stava abbandonata sul terreno. E tacque.
I loro sguardi si volsero a terra, sfiorando casualmente gli stessi punti pietrosi, ed entrambi vennero trafitti da una fortissima fitta, terribilmente dolorosa, a livello del cuore, come se i due casualmente coordinati muscoli si fossero fermati in un'unica contrazione. Poi, quasi avessero avvertito qualcosa, si fissarono di nuovo negli occhi, intensamente. Ed entrambi stavano facendo per parlare, quando uno spaventoso ed indubbiamente vicino "KYYYAAAAAAAAHHHH" diruppe, sgretolando l'aria tesa.
"Ora, questo è relativamente preoccupante." Dichiarò il cacciatore dopo un istante di immobilità, lanciandosi poi subito a recuperare le attrezzature ancora a terra.
"Non vorrai uscire...?!" reagì la ragazza, totalmente raggelata.
"Preferisci restare qui a fare il topo in trappola? Comunque non te lo permetterei! Diamoci una mossa!" concluse, risollevando lo zaino, ingroppandolo e tirandola per un braccio.
Appena usciti dalla caverna notarono, forse ad un centinaio di metri, alcuni alberi che si muovevano l'uno dopo l'altro, lasciando dedurre un incedere in linea retta.
"..."
"Non ci tengo a vederlo! Andiamocene!" ordinò nuovamente l'uomo, la mano salda su quella di lei.
Ben presto si ritrovarono a correre nell'ostica vegetazione del sottobosco. Le lunghe gambe di Trevor si allargavano in ampie falcate, mentre, ansimante, Sheera correva trascinata da lui, dapprima con qualche difficoltà, in seguito a gran fatica, ma troppo spaventata per pensare di rallentare. Così, finché giunsero, per volontà o per caso, all'ampia pianura che li aveva visti atterrare alla luce del precedente sole. A meno che non fosse soltanto una simile ad essa. E anche questo non l'avrebbero mai saputo.
"Perché -anf- ci fermiamo? -anf-" domandò la giovane, totalmente provata nella propria resistenza.
"Perché non ce la fai più, che domande!" ribatté lui, ansando leggermente.
"Come no! Allora meglio stare qui ad aspettare di diventare il pasto di... quella cosa - qualunque cosa sia?!"
Il giovane ridacchiò, annusando leggermente l'aria agitata. E per qualche istante fu silenzio tombale.
"Uff, l'abbiamo semin..." fece per azzardare lei.
"Ssssh!!!" esclamò lui quasi adirato, indicandole addizionalmente con la mano di tacere.
La giovane fulva sospese il fiato mentre le mani bellissime del cacciatore di posarono sull'impugnatura della sua arma da taglio di particolare fattura, estraendola dal fodero poco dopo.
"Sta giocando al gatto e il topo... con noi." Mormorò con un sorrisetto amaro, ma apparentemente non eccessivamente agitato.
Ancora, il sussurro della brezza divenne l'unica vibrazione udibile nell'aria.
Trevor fissava un punto preciso fra la vegetazione, come se gli stesse scandagliando gli occhi. Seguendo la direzione del suo sguardo, anche Sheera vide, infine, due pallide sfere come tizzoni incandescenti, tagliate a metà da una sottile e nerissima iride. E, un istante dopo, i rami che frastagliavano gli infuocati occhi si divisero violentemente, e l'imponente predatore si rivelò con un considerevole balzo.
Si trattava, di fatto, di una creatura alta quantomeno tre metri, con un corpo irsuto e posato su due soli piedi. Le gambe erano grosse e lunghe, le zampe anteriori parevano piuttosto flessibili e se ne stavano, momentaneamente, ripiegate su sé stesse. La testa ricordava quella di un rettile troppo cresciuto, e lunghi e numerosi canini aguzzi si scoprivano sotto i bordi della bocca aperta in una smorfia aggressiva.
"Ma che schifo!" proclamò il cacciatore "Sembra un incrocio tra un ragno, un'iguana e... non so bene cosa!"
Dal canto proprio, la ragazza tacque e si mantenne immobile, a qualche metro dietro di lui.
Il singolare bestione scrutò attentamente i chiari occhi fermi del suo opponente, e la scintillante arma fra le sue mani.
"Modera le tue parole, invasore umanoide!" disse poi, con una voce bassa e roca.
"Ah, ma parla anche?" fece lui con relativa tranquillità.
"Sei un essere troppo inferiore per comprendere!" ribatté il lucertoloide.
"Oh, momento, calma!" s'intromise a questo punto la ragazza, correndo fra l'uomo e la bestia. "Senta, signor... oddio, non so come chiamarla. Comunque sia non avevamo intenzioni offensive, non abbiamo fatto del male a nessuno e non abbiamo rovinato nulla. Siamo qui solo di passaggio forzato, e ce ne andremo quanto prima."
Il ragazzo dagli occhi chiari la guardò un poco perplesso, scuotendo poi la testa.
"Interessante, piccola creatura poco pelosa. Il tuo discorso mi fa intravedere una vostra intelligenza oltre i limiti del mio immaginario." Ridacchiò, a modo suo.
"Spostati che lo disintegro." Fece quasi contemporaneamente l'altro.
"Non possiamo vedere di ragionarne?" insisté lei.
"Senti, tesoro, non so se hai notato i dentini carini ed il simpatico sguardo famelico di questo coso... beh, io ci ho fatto giusto caso per sbaglio, e non miro a soddisfare i suoi appetiti!"
"Perspicace, umanoide! Purtroppo non mi sarete sufficienti per saziarmi completamente, ma a giudicare dal vostro odore azzarderei che potete diventare antipasti interessanti..." fece, assumendo un che di aria analitica.
"Va bene, ritratto tutto!" reagì la ragazza, riportandosi rapidamente alle spalle del suo ormai difensore.
"Mh... avevo già assaggiato esserini simili a voi in passato... stavano da queste parti... e praticavano uno stranissimo tipo di contatto... credo sia il vostro metodo di accoppiamento."
"...non voglio assolutamente sapere come si accoppiano questi cosi!" disse lui, quasi più pensando fra sé e sé che parlando apertamente.
"Va bene, basta chiacchiere. Qualcosa da dire, prima di morire?" riprese poi il bestio peloso.
"Faresti meglio a chiederlo a te stesso..." rispose Trevor con una salda espressione di sfida ed un'insolente risolino a fior di labbra.
A questo punto gli occhi della creatura si chiusero in due fessure adirate, ed una delle sue zampe anteriori si dispiegò in un lungo artiglio, che scattò subitaneo alla volta della sua preda. Di pronti riflessi, l'uomo schivò l'attacco con un balzo. Tuttavia non fu sufficientemente rapido da evitare un brutto graffio sul braccio.
"Merda, fa male..." mormorò, ridacchiando e stringendo entrambe le mani sull'impugnatura della sua adamantina arma.
"Siamo solo all'inizio, u..." fece per dire questi. Ma dovette zittirsi immediatamente, attaccato da un violento fendente scagliato dal suo opponente che, tuttavia, era unicamente riuscito a staccargli qualche dito da una delle zampe su cui si reggeva.
L'animale lanciò un urlo che parve squarciare l'intero pianeta.
"Tu parli troppo!" ridacchiò sadicamente il cacciatore, prendendo poi un nuovo slancio e lanciandosi alla volta del suo collo.
"Maledetto!" inveì questi, scansando il suo colpo ma rimanendone tuttavia graffiato, e scagliando contemporaneamente uno dei propri arti-artigli.
Trevor atterrò felicemente a seguito del proprio attacco, e subito di voltò verso l'aggressore, riuscendo nuovamente a schivare il pericolo. Ma, anche stavolta, non completamente. Un'altra ferita, sul quadricipite. Vacillò quindi per un istante, ritrovandosi con un ginocchio puntellato a terra.
"Merda..." sussurrò, un'altra espressione di ilarità macabra.
<Se io cado, lei... verrà...>
Approfittando del vantaggio, l'affamata bestia fece per scagliarsi nuovamente su di lui, intenzionato a finirlo. Ma, giunto a pochissimo dalla propria meta, si bloccò, indietreggiando di un passo e alzando il muso al cielo, con un altro acutissimo urlo. Trevor intravide del sangue nero schizzare dalla sua fronte e, reagendo d'istinto, impugnò saldamente la sua arma e si lanciò nuovamente al suo collo, tagliandolo, questa volta, con un colpo netto.
Il corpo decapitato ricadde a terra, così come la parte recisa, diversi metri più in là.
L'improvvisato guerriero infilò la spada nel terreno, appoggiandosi alla sua estremità ed ansimando pesantemente. Poi, lentamente, voltò il capo verso la sua protetta. E la vide, ancora immobile, con le braccia proteste davanti a sé e un'arma da fuoco salda in mano, tuttora puntata nella direzione da cui l'ormai terminata creatura aveva urlato il proprio dolore.
"Bella mira!" sorrise, chiudendo poi l'espressione in una smorfia addolorata.
Finalmente riscossasi, Sheera abbassò gli arti e corse verso l'uomo, esclamando il suo nome in maniera ansiosa.
Prima di venire raggiunto, lui si piegò nuovamente sul terreno.
"C'è... c'è qualche sostanza strana sui suoi artigli... non è possibile che due graffi mi debilitino così..." disse con voce pesante.
La ragazza osservò il taglio relativamente profondo inciso sulla sua gamba, corse allo zaino, che era rimasto abbandonato poco distante, ed iniziò a rovistarvi freneticamente.


"Accidenti, queste radure sono tutte uguali!" inveì, maledicendo sé stesso per non essersi segnato le coordinate il giorno precedente.
Continuò a sorvolare il piccolo pianeta con relativa lentezza, nella speranza di reperire al più presto le tracce del suo amico e socio. Poi una scena singolare, sebbene non la distinguesse nitidamente, colse la sua attenzione. Gli parve infatti di intravedere un gruppo agitato di strane e imponenti creature dalle fattezze a lui fino ad allora sconosciute. Reagendo quasi d'intuito, diresse quindi il proprio mezzo con rapidità verso il luogo che vedeva radunati questi animali. Una volta abbastanza vicino sentì un particolare grido molto acuto e straziante giungere forte e chiaro. Contemporaneamente notò che una delle grosse bestie si dibatteva convulsamente, con un arto quasi reciso ed un copioso getto di sangue nero fuoriuscente dalla ferita.
Gli altri cinque - ora li contava - componenti del branco avevano nel frattempo accerchiato quello (o quelli) che doveva essere il loro avversario, decisamente di dimensioni più minute, dal momento che non lo vedeva.
Finalmente oltrepassati gli ultimi rami che gli impedivano una visuale completa, scorse un uomo dal volto a lui noto, ricoperto di sangue nero e debilitato da numerose ferite, che con indubitabile sforzo si ergeva piuttosto fieramente. Una spada dalla lama di diamante era fra le sue mani, tanto strette sull'elsa che le nocche erano sbiancate. Dietro di lui, la giovane ladra fulva, con in volto un'espressione che incrociava spavento, odio e preoccupazione. Anch'essa con un'arma, in questo caso da fuoco, in pugno.
Al giovane pilota non ci volle molto per realizzare, seppur indicativamente, cosa stesse accadendo. Caricò quindi immediatamente le piccole mitragliatrici montate ai due lati della navetta ed aprì subito un fuoco copioso, orientato verso i grossi mostri.
Di fatto furono sufficienti ben poche raffiche per ferirli e disperderli.
Il giovane bruno atterrò appena possibile, assicurando il mezzo e balzando poi subito in piedi. In men che non si dica toccava già il terreno esterno, e già correva, e già prendeva al volo il suo amico, che stava cadendo al suolo.
"Alex, porca puttana, sei in ritardo!" lo rimproverò questi, con una parte del poco fiato che gli restava in gola, completamente adagiato a lui.
"Mi dispiace..." biascicò questi.
Trevor sorrise e chiuse gli occhi per un istante, poi cercò di fare forza sul suo sostegno umano, al fine di rimettersi vagamente in piedi.
"Andiamo! Non credo che il tuo intervento li spaventerà per molto..." lo incitò poi, sostenendosi con un braccio intorno alla sua spalla.
Senza esitare, il giovane illeso dagli occhi scuri aiutò il suo amico a dirigersi verso la navicella.
Dietro di loro Sheera li seguiva senza dire una sola parola, trascinando con una certa fatica il pesante zaino e desiderando, seppur per pochi attimi, di sparire completamente, dissolta nel nulla.


"Come sta?"
"Ormai si è ripreso quasi completamente. Era una brutta ferita, ma, fortunatamente, ha un corpo veramente forte."
"Mh. Sta dormendo?"
"No... entrate pure."
L'ometto grigio che aveva pronunciato con una buona dose di reverenza l'invito, si fece da parte e lasciò passare l'alta e fiera figura, inchinandosi.
"Ciao..." venne salutato non appena richiusasi la soglia dietro la sua schiena.
"Ciao. Vedo che stai meglio."
"Già... fisicamente, perlomeno."
"Lo immaginavo." Sorrise scuotendo un po' il capo e sedendosi sul bordo del letto che ospitava il suo interlocutore.
"Sono stato un vero idiota! Insomma, l'avevo in pugno, e... per colpa di una sciocca esitazione mi sono visto sfaldare tutto fra le mani!... di nuovo!"
"Non tormentarti. Nessuno di noi aveva modo di sapere che Crasher..."
"Bastava immaginarlo! Le sta dando la caccia, e quindi..."
"Non sapevamo neppure questo. Smetti di agitarti o ti si riaprirà la ferita."
"Che si fotta, la ferita! L'avevo ad un passo da me, Ryuken! Dopo tutto questo tempo, l'avevo quasi di nuovo fra le braccia!!"
"Me ne rendo conto, ma..."
"Al diavolo!!" imprecò nuovamente, mettendosi una mano sulla fronte e strizzando gli occhi.
"Calmati..." riprese con una certa dolcezza l'altro, accarezzandogli una spalla come se avesse avuto di fronte un bambino indifeso.
"Ryu... non riuscirò mai a... lei mi odia, mi odia... se io solo non avessi... se non avessi..." sussurrò fra le dita adagiate sul volto, accoccolando poi la testa al suo petto e sospirando.
"...Seymour... posso immaginare che la situazione sia dolorosa, per quanto non l'abbia mai sperimentata - fortunatamente. Però non è mai stato da te lasciarti andare."
"Lo so, lo so... è solo... un momento di debolezza. Scusami." Rispose, portandosi nuovamente seduto e sciogliendo il contatto.
"Non devi scusarti. Voglio solo farti capire che ci possono essere altre vie. Troveremo un modo per riportarla qui, vedrai! Ti prometto che farò di tutto per aiutarti!"
"Grazie, Ryu!... Io... grazie!"
L'uomo corvino sorrise placidamente, mostrando così un'espressione piuttosto rara a scorgersi sul suo viso - ad eccezione che per pochi fortunati. Poi lo informò che, suo malgrado, doveva occuparsi degli ambasciatori inviati da qualche pianeta confinante con l'impero. Fece una smorfia, ricambiata con una risata piuttosto divertita, e si congedò.


"Sicuro che fosse il caso di alzarti?" gli chiese senza voltarsi, sentendo i suoi passi giungere da tergo.
"Non farmi la fottuta paternale, Alex! Sto benissimo!" reagì lui, prendendo posto nel sedile accanto al suo.
Un risolino sfuggì guizzando dalle labbra del moro dagli occhi neri, che ricevette in risposta un grugnito non meglio decifrabile. In seguito il pilota passò ad un breve resoconto di quelle che erano state le ultime ore, prima del loro ricongiungimento.
"Tu invece che hai combinato?" lo indirizzò poi, con un'espressione gaia sottointendente mille significati.
"Perché fai quella faccia?" ridacchiò l'altro.
"Nulla, sai... solo un'idea..." rispose lui, ammiccando.
"Per lei è stato solo sesso." Lo informò cambiando tono e rabbuiandosi un poco in volto.
"Ah!... E... per te no?"
"...beh..." fece questi, gesticolando e prodigandosi in strani movimenti delle labbra.
"È un sì o un no?" insistette lui, poco in chiaro.
"È un..."
"Ehi, voi due!!" li interruppe l'unica voce femminile a bordo.
"Mh?" reagirono questi all'unisono, voltandosi verso di lei in contemporanea.
La ragazza li fissò basita per un istante, recuperando poi la propria linea aggressiva.
"Siamo di nuovo in territorio imperiale!!" fece notare con tono poco amichevole.
"Già..." reagì il cacciatore dagli occhi chiari, tornando a fissare l'esterno e stiracchiandosi sullo schienale della poltroncina.
"Cosa sarebbe "già"?? Mi vuoi spiegare le tue intenzioni?!" incalzò lei.
"Andiamo a trovare un tuo amico..." ridacchiò di rimando, esplicitando un'allusione piuttosto palese.
"Tu! Brutto bastardo, fedifrago, menzognero, schifoso..."
"Oh, piano! Potrei perdere il filo! Un momento che prendo appunti..." la interruppe lui nel mezzo del suo climax.
"Stronzo!!"
"Grazie. Alex, rotta per Imperia!"
"Agli ordini!" Rispose prontamente lui, riprendendo i comandi.
"...Ti odio!!" disse poi, tentando di assumere un tono altrettanto ostico rispetto ai precedenti, ma vedendo il proprio fiato scemare tristemente ad ogni singola lettera. Alla fine era solo un sussurro, smorzato quanto il suo sguardo, ormai rivolto al pavimento. Strinse i pugni fino quasi a far penetrare le unghie nelle carni del palmo.
Trevor girò la poltroncina rotabile con un colpo di tallone, andando a posare lo sguardo su di lei. Quasi l'avesse percepito, quest'ultima reagì puntando due pupille ardenti nelle sue e voltandosi poco dopo, per lasciare la sala guida e riportarsi sul fondo del corridoio, all'estremità posteriore del mezzo siderale, dove se ne era rimasta accucciata fino a poco prima.

"Cosa hai in mente?" gli domandò poi Alex, pur intuendo la probabile risposta.
"Credevo l'avessi capito."
"Mh... lo immagino."
"Appunto. Inserisci gli scudi anti-radar... agganceremo lo stesso mercantile con cui era approdata sulla capitale lei. E poi andremo a cercare di capire com'è la situazione."
"Va bene. Inserisco i nuovi propulsori: non ci vorrà molto."
"Perfetto."


Delicatamente, passò una mano fra i riccioli dorati e un po' spettinati della bimba. Quest'ultima, dal canto proprio, totalmente impegnata ad esaminare un oggetto colorato che, causa la povertà in cui era fino a quel momento cresciuta, non riusciva neppure ad identificare come giocattolo, levò il capo velocemente, regalandogli un luminoso sorriso, per poi tornare ad osservare e maneggiare il variopinto sconosciuto.
Il ragazzo sospirò, dapprima guardando la piccola con affetto e facendo in seguito vagare lo sguardo attorno. Notò così la sua più recente conoscenza, giovane di aspetto attentamente curato e cultura impressionante, appoggiato al bordo della porta-finestra che conduceva da lì all'interno della sua abitazione. Teneva in mano un bicchiere pieno di una bevanda colorata e frizzante e fissava con palpito amorevole la biondina, i cui comportamenti ed il cui splendido ed innocente aspetto instillavano in chiunque venisse a contatto con lei un innamoramento puro e distaccato come solo un bambino poteva provocare.
Riscossosi dopo un lungo momento di contemplazione, il padrone di casa avvicinò le due figure adagiate sull'erba.
"Oggi sembra stare abbastanza bene." Esordì rivolto al corvino, riferendosi palesemente alla creaturina seduta accanto a lui.
"Già! Credo che le faccia davvero bene stare qui..." sorrise, abbassando però in seguito gli occhi.
"Non ti preoccupare." Cercò di distenderlo, notando il suo cambio di umore ed accovacciandosi accanto alla sua figura seduta a terra.
"Come faccio a non preoccuparmi, scusa?!" reagì lui, con una punta di aggressività.
"Fidati di me."
"Io... non riesco a fidarmi quasi di nessuno."
"Beh, annoverami fra i pochissimi, allora! Sul serio, fidati di me, anche se quasi non mi conosci! ...E rilassati!" insistette lui, riuscendo infine a strappare un sorriso leggero dal suo volto imbronciato.


"Come sarebbe a dire? Hai voglia di scherzare?!" esclamò balzando in piedi di colpo.
"No, sai benissimo che non direi una cosa simile per scherzo! E fai attenzione a balzar su così: la tua..."
"Cazzo, Ryu! Ti ho già detto che la mia ferita può anche fottersi di fronte a questo argomento! Dimmi, come l'hai saputo? E quando?"
"È stato lui stesso a chiamarmi. Dice che vuole finalmente sistemare le pendenze faccia a faccia. E ancora non mi è chiara questa storia. Ho come l'impressione che, di tutta quella vicenda, gli sia arrivato un resoconto dei fatti un po' travisato. È l'unico modo in cui mi spiego tutto il rancore che mi serba a tutt'oggi, dopo tutto questo tempo. Insomma... sono otto anni...! Beh, lo sai anche tu. Comunque sia, fatto sta che ha in mano Sheera."
"Lo so!" reagì l'altro, stringendo pugni e mascelle.
"Pensi di farcela, a spalleggiarmi? Vuole vederci entrambi..."
"Riuscirei a fare questo ed altro, in questo frangente!" dichiarò perentorio.
"Bene. Allora fatti vedere dal medico: ti sistemerà le fasciature in modo che il tuo debilitamento non ti sia d'impaccio. È venuto il momento di regolare i conti una volta per tutte!"


"Ehi, mollami! So camminare da sola, senza bisogno che tu mi demolisca un braccio!"
"Ma davvero? Ad essere sincero non mi pareva..."
"Che ti prenda la tisi!" reagì con disprezzo, dando un colpo di spalla per liberarsi definitivamente dalla presa di lui sul suo braccio.
"Se continui a farmi auguri tanto carini fra un po', con tutte queste opzioni, neanche la morte saprà quale scegliere!" ridacchiò.
"Purché ne scelga una!" ribatté.
"Mi odi sul serio, eh?" abbassò un poco la voce, apparendo leggermente rabbuiato.
"Non vedo che altro dovrei provare nei confronti di uno che mi ha usata in quel modo! E poi..."
"Stai a sentire, ora! Io non..."
"Ah, risparmiami le balle, per favore! Piuttosto mi dici dove diavolo siamo?!"
"Su Imperia!, che domande fai?"
"So benissimo che siamo su Imperia, idiota! Volevo dire... insomma, avevi detto che mi avresti portato da Seymour, e invece siamo qui, nell'atrio di un'enorme villa... e dov'è finito quell'altro amico tuo?"
"Primo: non ti ho detto che ti avrei portata a trovare Seymour, ma ho parlato di "un tuo amico". Secondo: Alex è andato a chiamare il padrone di casa. Terzo: insisto nel dire che non ho mai avuto intenzione di usarti per puro piacere fisico."
"E quindi che dovrei pens..." le parole della ragazza si interruppero bruscamente, mentre il fiato le si bloccava a mezza gola. Sgranò gli occhi, li chiuse, se li strofinò e li spalancò di nuovo, con la bocca semiaperta per la sorpresa. In cima alla prima rampa dell'ampia scalinata in alabastro se ne stava, pulito e vestito di tutto punto, un giovane con i capelli neri come la pece e gli occhi verdi come la giada. Teneva in braccio una piccola bimba dai riccioli biondi, mezza assopita, con la testa abbandonata alla sua spalla e gli occhi socchiusi.
"M... Mellie! Oddio... Melodie!" esclamò dopo un certo balbettio.
Trevor osservò per un istante Alex accanto al giovane castano nobile suo amico, entrambi fermi a qualche gradino dal pianerottolo che univa le due rampe della scala. Poi guardò la stupita ragazza e sorrise. Lei, dal canto proprio, dopo essere rimasta immobile per un altro po', si avviò a corsa verso il giovane che aveva preso a discendere i gradini.
"Claudio!" gridò a questo punto la ragazza, raggiungendolo ed abbracciandolo, prima di accarezzare dolcemente la nuca della bimba, che parve riscuotersi solo il quel momento.
"Tira!" proclamò con il suo vocino vispo.
"Oh, Mellie, tesoro mio!" rispose lei, prendendola dalle braccia di Claudio e stringendola al petto, mentre la sfiorava copiosamente la testa e sospirava.
Nel frattempo l'uomo dal volto marchiato aveva avvicinato le altre due figure maschili, i cui piedi avevano nel frattempo raggiunto il pavimento dell'atrio.
"Grazie, Kae." Disse solo, guardando il suo nobile amico dai capelli lunghi.
"Sei in ritardo." Rispose questi, sorridendo poi.
"Giusto "un piccolo contrattempo", sai com'è..." intervenne Alex.
"Mpf! Comunque ho fatto preparare il pranzo, se avete fame..."
A sentire le ultime parole, la giovane fulva si voltò di scatto, con le pupille dilatate e gli occhi arrossati dalle numerose lacrime imprigionate ai loro margini. Il ragazzo dalle iridi azzurre, notando il suo spostamento, portò il proprio sguardo ad incrociare quello di lei, ed entrambi vi si abbandonarono per qualche istante.
"Sì," disse poi, fissandola intensamente ma rivolgendosi all'altro "credo che mangeremo tutti volentieri qualcosa."


"Proprio vero che i problemi non arrivano mai sa soli!" lamentò stizzito, agitando nervosamente le mani.
"Dai, calmati. In fondo stava solo..."
"So benissimo cosa stava facendo, Seymour! E la questione non è l'azione in sé, ma il fatto che la principessa di Aloia, pianeta con cui sto negoziando da parecchio tempo un'alleanza, due ore dopo essere stata rifiutata da mio figlio l'ha visto mentre faceva una tonsillectomia ad una inserviente di palazzo, ed è rimasta terribilmente offesa ed indignata!"
"...tonsillectomia?" intercalò, alzando un sopracciglio.
"Bah, chiamala poi come vuoi!"
"Ahah!"
"Mpf!"
"Senti, Ryu, ormai lo sai anche tu... in questi casi c'è ben poco da fare! Se ha perso la testa per una cameriera..."
"Sì, sì, lo so! E poi non te l'avevo forse detto, io? Non è la sua scelta che mi preoccupa! Anche perché, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere un'avventuretta idiota e di poco spessore. Il punto è che quella vipera acida aloiana - sinceramente al suo posto l'avrei rifiutata anch'io! - l'ha visto e s'è offesa!"
"Già..."
"Oh, all'inferno! Ci penserò più tardi, ora dobbiamo pensare a Crasher!"
"Hai detto niente..."
"Non me ne preoccupo eccessivamente, difatti. È un ragazzo intelligente, posso cercare un dialogo."
"Giuro che se le ha torto un solo capello lo torturo e lo ammazzo nella maniera più atroce pensabile! Altro che dialogo!"
Il biondo aveva cambiato improvvisamente umore, assumendo un tono molto aggressivo. Il suo amico non gli rispose, mantenendo i propri pareri nel proprio pensiero.


"Sì è addormentata?"
"Già, come un ghiro. Ha voluto che le raccontassi di nuovo quella storia... e a metà è partita." Lo informò sorridendo.
"Le piaci davvero molto." Rispose lui, increspando le labbra.
"Anche lei piace a me. È assolutamente adorabile: fa venire voglia di metter su famiglia!"
"Giuro che se non l'avessi sentito non crederei mai che hai detto una cosa del genere!" intervenne una terza voce, alle loro spalle.
I due ragazzi si voltarono e videro Alex farsi loro incontro.
"Ovviamente, si fa per dire!" precisò immediatamente il castano, chiudendo gli occhi ed incrociando le braccia sul petto.
"Ovviamente!" lo canzonò il bruno dagli occhi scurissimi.
"E Sheera dov'è finita?" chiese a questo punto Claudio.
"È in giardino, con Trevor." Lo informò Alex, squadrando con un'attenta occhiata il suo bel volto dai lineamenti perfettamente sposati.
A quelle parole, il corvino fece per muoversi. Ma si bloccò sulle parole di Kae.
"Lasciali soli per un attimo. Durante il pranzo non hanno fatto altro che lanciarsi occhiate su occhiate. Credo che abbiano bisogno di parlare."
"Perché, cosa c'è fra loro?" domandò ancora, volendo ignorare le supposizioni.
"Claudio..." lo indirizzò pacatamente il socio del cacciatore "...temo che neppure a loro sia ben chiaro cosa stia loro accadendo. Ma abbi pazienza e lasciali stare per un po'... Trevor deve affrontare qualcosa di grosso, ed è bene che prima di ciò trovi la propria pace interiore."
"Non capisco a cosa ti riferisci!" insistette lui.
"Mi riferisco a una vecchia storia che è ora di chiudere. Ma te lo spiegherò... quando e se torneremo."
A questo punto l'amico della ricercata si ammutolì, limitandosi ad osservare la sua espressione che traspariva una certa preoccupazione. Ma non disse null'altro.

"Quel che sinceramente non capisco è perché non me l'hai detto subito!" gli disse con una sorta di tono di rimprovero, accarezzando distrattamente il bordo della propria maglia.
"Non ero ancora certo sul come agire. Le intenzioni che avevo inizialmente più o meno le conosci. Poi però c'è stata quella deviazione a Siphiriya, e le cose sono cambiate. Insomma, era più che evidente, tutto quanto. La catapecchia fatiscente, la bambina malata, il fatto che se avessi ottenuto una delle pietre più preziose dell'universo saresti riuscita a curarla meglio..."
"Tu... avevi capito!" reagì, sgranando gli occhi.
"Certo." Sorrise.
"Ma allora perché..."
"Ho ritenuto che la maniera migliore per aiutarvi in qualche modo fosse chiedere a Kae di tenere il tuo amico Claudio e la piccola con sé. Sapevo che non me lo avrebbe rifiutato, ed ero anche certo che si sarebbe curato di Melodie. Ma ancora non sapevo come comportarmi con te... così ho deciso di prendere tempo. Poi c'è stato l'intoppo della tempesta magnetica, e quel che è successo lo sai."
"Sì, lo so..." sussurrò abbassando velocemente lo sguardo, mentre un pallido rossore si diffondeva sulle sue gote.
"Che c'è? Non te ne vergognerai ora..." ridacchiò lui, accarezzandole il volto.
"Scusa, ma... quando ripenso a tutto quel che ho frainteso... e malgrado questo mi sono lo stesso concessa a te! È vero che ora so di non aver sbagliato, ma in quel momento io avrei dovuto odiarti! E invece..."
"Ti rammarichi perché ritieni di aver ceduto ad una debolezza?"
"Beh, in fondo è così! Insomma, se lo facessi ora la cosa avrebbe un significato tutto diverso, e..."
"Non è necessario." Smorzò lui con fare freddo, dandole le schiena. "Non devi sentirti in dovere di ricompensarmi in qualche modo. Per me va bene così. So quello che provo, e non sopporterei che tu ora ti dessi a me perché ti senti in dovere di compiacermi. Piuttosto, allora, preferisco pensare che quella sera, nella grotta, l'hai fatto seguendo il tuo desiderio. Forse eri solo affascinata dall'idea di sedurre un uomo impossibile e "pericoloso" come me."
"Ehi, signor Pericolo!" s'innervosì lei, puntando i pugni sui fianchi "Mettiamo in chiaro un paio di cosette, va bene?! Primo: io non compiaccio nessuno! Il mio corpo non è una merce rara che distribuisco come se facessi la carità - e poi tu non è che in questo ambito ne avresti bisogno, donnaiolo del piffero! Probabilmente la verità è che ho solo seguito il mio istinto, e..."
"Il tuo istinto? Ahah!, bella questa! Ma quale istinto: la verità è che eri così affascinata da me da non riuscire neppure a pensare di rifiutarmi!"
"Stammi bene a sentire, brutto pallone gonfia..."
La frase della ragazza venne improvvisamente interrotta dalle labbra del cacciatore, che si posarono sulle sue velocemente, prendendola alla sprovvista. Subito, la giovane abbandonò tutte le ostilità e rilassò gli arti nell'abbraccio che l'aveva cinta, schiudendo la bocca e unendola completamente alla sua.
"V... va bene, questo cos'era?" gli domandò, ancora stretta a lui, non appena il contatto si sospese.
"Un bacio."
"So benissimo che era un bacio, razza di imbecille! Intendevo..."
"Ti piaccio?"
"Eh?!"
"Sì, insomma... non so cosa ti abbia attratto in me né cosa abbia attratto in te me. Ok, più o meno lo so. Ma probabilmente certe cose non si possono spiegare e basta. Quindi è inutile tergiversarci sopra. Dimmi solo cosa provi e cose vuoi ora."
Parlava mantenendo il volto vicino al suo.
"Io... voglio te." Fece lei piuttosto timidamente, abbassando lo sguardo di lato.
"Allora sono tuo!" sorrise lui, sollevandole il mento e tornando a baciarla.


Mugugnò un verso indecifrabile, accoccolandosi ed arruffandosi fra un groviglio di coperte. Strusciò un poco la guancia sul cuscino e prese a stiracchiare una gamba. In seguito, gradualmente, stiracchiò anche l'altra, ed un braccio, e l'altro, e il collo. Infine si risolse alla resa nella schermaglia fra le sue palpebre ed i raggi diurni, ed aprì gli occhi.
A breve si rese conto di essere completamente nuda e coricata in uno spazioso letto relativamente sconosciuto, all'interno di una lussuosa e grande stanza relativamente sconosciuta, con una vista sull'esterno... relativamente conosciuta.
I ricordi rifluirono subitanei alla sua memoria e, mentre si alzava a sedere sul materasso e la coperta si reggeva sull'orlo del precipizio verso il grembo dal bordo del suo seno, rivide il proprio corpo unito ed intrecciato a quello del cacciatore che un tempo le aveva dato tanti grattacapi.
Lanciò un'occhiata all'esterno - le tende pesanti erano di nuovo state arricciate ad incorniciare la finestra, ed adocchiò in volata il panorama di Imperia, sovrastata da una collina su cui dominava l'ingente ed elegantissimo palazzo imperiale.
<Com'è bello...> pensò malinconicamente.
Poi un sorriso dolce si affacciò al suo volto. Purtroppo, per spegnersi non appena ebbe voltato lo sguardo alla ricerca del suo presunto compagno, di cui restava solo la traccia ormai fredda del corpo che quella notte era giaciuto lì.
"Trevor...?" lo chiamò, iniziando a vagare lo sguardo tutto intorno.
Notò i propri vestiti - che la sera precedente erano stati brutalmente ed incurantemente abbandonati sul pavimento - adagiati con attenzione sullo schienale di una poltroncina. I vestiti di lui, tuttavia, erano scomparsi.

Come ci era arrivata, coperta da una bianca e leggera vestaglia in seta reperita in un angolo indefinito del bagno, in mezzo allo spazioso atrio della villa, non lo sapeva neppure lei. Rivolgendo il pensiero ai suoi ultimi movimenti, poteva supporre di essersi precipitata lungo le scale, non incespicando per una sorta di miracolo.
Con il volto di chi ha perso qualcuno di molto importante per strada, ansimante e terribilmente agitata, si guardò attorno.
Dopo un istante di smarrimento, deglutì e fece un cenno di assenso e decisione con la testa, tornando a precipitarsi sui gradini, questa volta in ascesa.

"Dove diavolo è finito?!" gridò spalancando l'ennesima porta e rendendosi per sua gioia conto del fatto che aveva finalmente centrato l'obiettivo.
L'interpellato, che ancora disperdeva la mente nubilosa nei meandri del sonno, balzò a sedere immediatamente. Si volse a lei e si strofinò gli occhi, come avrebbe fatto un bambino.
"Cosa vuoi dire, scusa?"
"Come sarebbe "cosa vuoi dire"?! Trevor è sparito, e io so che tu sai dov'è andato!"
"Mh, non lo so." Reagì con una smorfia, buttando di lato le coperte ed erigendosi davanti a lei, coperto unicamente dei corti pantaloncini grigi e della pelle che permeava la sua soda muscolatura. "Però lo immagino."
La ricercata emise un singulto, scagliandosi poi addosso a lui ed afferrandolo per le spalle.
"E dove, dimmi?! Io non potrei credere che è sparito così, dopo..."
"Ieri mi ha parlato di un conto che doveva regolare con "alcuni signori" - parole sue. E l'unico conto di cui so essere aperto è quello fra lui e..."
"...l'imperatore! Oddio!" esclamò interrompendolo e avviandosi a corsa nuovamente alla ricerca della sua stanza, in maniera da poter recuperare i propri abiti.
"Già!... bella vestaglia! Ti sta da dio!" concluse il ragazzo quando lei era ormai fuori dalla sua portata sonora.


"È da un po' che non c'incontriamo, Crasher..." fece con tono ironico ed un sorriso più che sicuro di sé.
"Non è mai troppo presto!" reagì questi poco amichevole.
"Non sei forse stato tu a chiamarci qui?" s'intromise il secondo dalla parte imperiale.
"Sei resistente, Lord Seymour!" ridacchiò lui, facendo palesemente riferimento alla ferita che gli aveva procurato ed ignorando la sua domanda.
"Accetta un consiglio: preoccupati più per la tua di resistenza, ora!" reagì lui ancora stizzito dal ricordo dello smacco subito.
"Voi due, smettetela!" s'intromise il potente uomo corvino "E tu, Trevor... vorrei che potessimo parlare, a proposito di..."
"Mi prendi ancora per un idiota?! Parla con questa!!" gridò sfoderando in un istante la spada e scagliandosi contro di lui.
Pochi centimetri prima che il fendente potesse trovare il suo bersaglio, mantenutosi immobile, fermo e affatto inquieto, l'arma dalla lama di diamante venne tuttavia opposta dalla sua gemella, impugnata dal biondo amico del sovrano di Saskiya. (<-- questo mi ricorda qualcosa! O.o NdSJ -___- NdGeorgeLucas °__° il confronto finale fra il camminatore del cielo ed il paterno omino asmatico&coatto tutto nero!! °__° NdSJ -_______- NdGeorgeLucas_senza_parole <-- la "Sheera Jay's Production" [casa produttrice] e la "Black Narcissus" [casa di distribuzione] si scusano ufficialmente con i malcapitati lettori per questa cazzata tremenda - a detta dell'autrice - "per spezzare la tensione" -.-")
"Dov'è Sheera?" sibilò l'opponente del fuorilegge, facendo forza sull'elsa dell'arma.
"Ti piacerebbe saperlo, eh?" ironizzò di rimando.
"Piacerà a te dirmelo, se non vorrai morire!"
"La morte non mi spaventa, biondino!" replicò "...E a te?"
Accogliendo la provocazione, il Lord prese a prodigarsi in una serie di attacchi molto potenti e furiosi, che il suo opponente parava con una fatica progressiva, ma con molta tecnica.
"Seymour!" tentò di richiamarlo il loro spettatore, senza tuttavia sortire l'effetto desiderato.
<Maledizione, si sta lasciando dominare dall'ira! Se andiamo avanti così me lo ammazza!> pensò poi preoccupato, osservando i contendenti.

Poco distante da quel luogo, anche Alex si faceva spettatore della violenta tenzone. E, anche a lui, una linea di flusso sanguigno iniziava a rimarcare il timore sulla fronte.
"Maledizione, non lo può reggere per molto, e non riesce a reagire!" proclamò stringendo nella mano un'arma da fuoco, pronto ad accorrere in suo soccorso, malgrado il socio gli avesse chiesto esplicitamente di non farlo.
<Perché, Trevor? È un suicidio, e già lo sapevi! Perché lo stai facendo?>

Dopo un altro incalcolabile numero di colpi su colpi, malgrado l'attaccante non sembrasse accennare minimamente ad un principio di sfiancamento, il cacciatore raccolse le proprie forze e prese a reagire. Lo scontro si fece ancora più duro, e pareva quasi di potere vedere - se non toccare - le loro aure energetiche cariche di forza. (<-- questo mi ricorda qualcosa O.o 2 - il ritorno NdSJ -___- NdAkiraToriyama Bastaaaaaaaa!!! >___< NdTutti Ok, andiamo avanti! ^^;;; NdSJ -_____-" NdSJ'sProductions&BlackNarcissus)
Il duello sembrava doversi protrarre a lungo senza oltretutto lasciar presagire il vincitore, sennonché, sfortunatamente, improvvisamente al bruno capitò di mettere un piede in fallo e di ritrovarsi con una gamba piegata a terra. Com'era più che naturale, il biondo approfittò immediatamente del vantaggio, indirizzando l'arma con un netto colpo di taglio alla volta del suo collo.
"Seymour!!" gridò l'imperatore come per fermarlo.
"NO!!!" gli si sovrappose una voce femminile nota a tutti.
Mentre il braccio dello sconfitto lasciava ricadere a terra la propria, la lama del vincitore si bloccò, evidentemente in virtù di una mossa comunque largamente premeditata, a pochi millimetri dalla sua pelle.
"Avanti, fallo!" lo incitò Trevor, inginocchiato, puntando due occhi fermissimi nei suoi.
"Non provocarmi!" reagì lui con la freddezza più totale.
"No!! No, ti prego!! Ti prego!..." urlò nuovamente la ragazza, correndo verso il nobile ed appoggiando una mano sul suo braccio, decisa a bloccarlo.
"Sheera..." sussurrò lui fissandola scosso ed abbassando infine la spada a sua volta.
"Non intrometterti, piccola! Questa faccenda va conclusa ora!" protestò il ragazzo dagli occhi azzurri. "Avanti, Milord! Datti una mossa, non vorrai mica farmi fare harakiri, vero?!"
"Hai tutta questa voglia di riunirti a tuo padre, Trevor?" si aggiunse a questo punto la voce dell'imperatore.
"Tu...! Non nominare mio padre!!" reagì lui con voce velenosa.
"Tu credi che l'abbia ucciso io, non è vero?"
"Io non credo! IO SO!" s'adirò ancora maggiormente, risollevandosi e fronteggiandolo faccia a faccia.
"Ti hanno ingannato." Insistette.
"Ah, certo! Ma è più che evidente, e come no!" ironico.
"Spiegami la ragione per cui ora dovrei mentirti!"
"Spiegamela tu, zietto!" (eh?! O__o NdSheera eh?? °_° NdSJ)
"Per l'appunto! Abbiamo anche un legame di sangue, oltretutto! Non osare trattarmi come se non fossi un uomo d'onore!"
"Oh, certo! Non osate trattare Sua Altezza come se fosse un vigliacco! Sua Altezza Imperiale, parricida egli stesso!"
"Lascia stare mio padre! Era una piaga per Saskiya, ed ha persino tentato di disonorare la sua stessa figlia - tua madre - per saziare i propri depravati appetiti sessuali."
"SO chi era mia madre, non c'è bisogno che specifichi! So benissimo chi era mia madre, e so anche benissimo che non gradivi il fatto che avesse sposato un plebeo!"
"Stai delirando!" fece, relativamente a bassa voce e scuotendo la testa.
"La vedi questo, brutto idiota?!" s'innervosì ulteriormente lui, strappandosi dal collo una catenella.
"Ma questo...!" fece per dire, stupefatto.
"Il ciondolo contenente una capsula di cianuro, di sui sono in possesso solo ED esclusivamente i membri dell'alto servizio segreto imperiale!" lo interruppe.
"Come ne sei venuto in possesso?" gli chiese, occhi sgranati.
"Era sul cadavere di mio padre, stretto nella sua mano, come se fosse stato strappato al suo assassino durante una colluttazione con lui!"
"Che..?! ...ti assicuro, l'ordine non è venuto da me!"
"Eh, evidente! Soprattutto considerando il fatto che neppure un pazzo avrebbe il coraggio di mettersi contro di te, conoscendo i rischi in cui incorrerebbe se venisse scoperto! Smetti di prendermi in giro! Un TUO uomo dei TUOI servizi segreti ha avvelenato e poi pugnalato mio padre! L'avete ucciso in una maniera vigliacca perché non sareste mai lontanamente stati in grado di fronteggiarlo in modo onorevole con la certezza di batterlo! E ora che puoi, cosa aspetti ad eliminare anche me? Coraggio, sono stato sconfitto! La mia vita è tua! L'onta sul tuo nobile sangue macchiato dal seme di mio padre sarà presto lavata!"
"Ora smettila con queste assurde accuse! Non ho mai avuto la minima intenzione di liberarmi di voi! Tua madre ha compiuto la sua scelta ed io non l'ho mai lontanamente opposta! Che senso avrebbe cercare di distruggerne i frutti ora? Oltretutto tuo padre era uno dei miei migliori guerrieri, un condottiero eccezionale e anche un caro amico! Cercare di liberarmene sarebbe stato un atto di puro masochismo, e, per fortuna, non gradisco certe perversioni!"
"Racconti balle!" protestò, un po' meno spavaldo.
"Non ne avrei motivo, e non è comunque nel mio stile."
Continuando a sfidare il suo fiero e fermissimo sguardo, da cui non traspariva il minimo fremito di esitazione, si ammutolì e rabbuiò. Ma... in fondo che senso aveva credergli ora?
"Inoltre..." soggiunse poi il sovrano "...se avessi voluto estinguere il sangue di tuo padre avrei ucciso anche la tua sorellina già da un pezzo! So perfettamente dove si trova, e firmo di mio stesso pugno, ogni anno, le donazioni che sussidiano l'istituto in cui l'hai lasciata per intraprendere l'insensata vita che hai condotto in tutto questo tempo!"
"Cosa...?" balbettò a questo punto, sconvolto, indietreggiando di qualche passo come se le gambe gli stessero cedendo.
"Posso provarti ogni cosa. Anche i documenti redatti dall'organo competente dopo che siamo riusciti a catturare i veri colpevoli dell'attentato a Derek, infiltrati di nostri grandi nemici di allora..."
"Ma... e... il ciondolo...?"
"Evidentemente è stato sottratto ad una nostra spia scoperta e ti è stato fatto trovare per metterti contro di noi! Hanno preferito averti contro di noi all'uccidere anche te... comunque ormai è ovvio che temevano che saresti diventato come tuo padre... e in effetti gli somigli moltissimo, in tutti i sensi!"
"Io... non valgo la metà di mio padre!" Mormorò, abbassando gli occhi, mentre sentiva il cuore ribattere nelle tempie e provava un dolore interno lancinante, causato dalla consapevolezza di quanto aveva sbagliato per così tanto tempo.
"Non ce l'ho con te, Trevor. Probabilmente al tuo posto mi sarei comportato nello stesso modo... E non sei comunque mai stato tanto dannoso quanto avresti potuto essere se solo l'avessi voluto." Cercò di tranquillizzarlo, mettendo amorevolmente una mano sulla sua spalla.
"Tu non ce l'hai con me..." replicò, incrociando di nuovo il suo sguardo "...ma io sì! Io ce l'ho con me stesso! Ho sbagliato tutto quanto!..."
Per un poco tacquero.
Nel frattempo Sheera e Seymour erano rimasti a guardarli in silenzio, il primo scocciato ma affatto sorpreso dalle rivelazioni, la seconda totalmente basita. In seguito, dopo aver scosso il capo alla scena, il biondo volse lo sguardo alla ragazza ed ogni tratto del suo volto si raddolcì.
Mentre lei continuava a fissare i due - sorprendentemente - parenti in fase di riappacificazione, l'uomo portò una mano ad elargirle una dolce e leggera carezza sulla guancia.
"Ehi!!" protestò subito la ragazza, scostandosi e guardandolo in cagnesco.
Il volto dapprima quasi beato dell'uomo dagli occhi verdi si chiuse in sconsolatezza.
"Mi odi ancora così tanto?" le chiese.
"Non ti perdonerò mai, hai capito?! MAI!!" gridò lei con una dura espressione di pura cattiveria.
"Sheera, ti prego..."
"NO!!" urlò di nuovo, girando la testa in maniera da non vederlo.
Trevor, all'udirli, si riscosse dal torbido senso di colpa e disonore che lo attanagliava in una morsa, rendendosi più curioso e, contemporaneamente, geloso nei confronti di quella che, ad ogni buon diritto - a parer suo, reputava la proprio donna.
"Ti prego, tesoro! Sai bene che quando mi sono comportato in quella maniera ero sconvolto dal dolore, e comunque non avevo nessuna intenzione di farlo seriamente..."
"So che eri sconvolto dal dolore, ma sul secondo punto ho seri dubbi!!"
"Vorrei solo..."
"NO! Non ti lascerò vedere Melodie!! Chi me lo dice che ancora non le serbi il tuo assurdo ed insensato rancore, che ancora non cercherai di vendicare su di lei..."
"Io non ho mai avuto intenzione di vendicare proprio nulla, tanto meno su di lei! È mia figlia, Sheera!" alzò la voce.
Il bruno dagli occhi chiari sentì, su queste parole, un pesante colpo allo stomaco. E, d'un tratto, iniziò a stare ancora peggio di prima.
"Già, tu, l'amorevole padre... che voleva ucciderla!!"
"Sai bene che malattia aveva addosso! Mi stupisce sapere che è viva ancora ora, io volevo solo evitarle una breve esistenza colma di sofferenza!"
"TU SEI UN DIFICIENTE!!!" strepitò "Melodie è ancora viva, e grazie alle - costosissime - cure che sono riuscita a procurarle è anche abbastanza serena! Anche se... ci vorrebbe una quantità enorme di denaro per tentare la cura che sarebbe in grado di ristabilire quasi completamente la sua salute..."
"Vuoi dire... vuoi dire che una tale cura esiste...?"
"Ovviamente tu eri troppo preoccupato dall'idea di liberartene per darti la pena di cercarla, non è vero?!"
"No, io... ero poco lucido, lo sai! Sai anche tu che..."
"Non ricominciamo!! È stata la mamma a scegliere di dare la vita per lei!!" (eh?! O_o NdTrevor eh??! °_° NdSJ)
"Già, senza dirmi nulla!!"
"Perché sapeva che avresti tentato di farla abortire, e non voleva assolutamente che accadesse! Preferiva morire piuttosto che vivere con l'idea di aver ucciso una delle sue figlie!"
"Tu... sapevi!" constatò sconcertato.
"Sì, certo che lo sapevo! E presagivo anche che tu avresti reagito in una maniera assurda, ed ero già pronta a..."
"Sacro cielo! Sono dunque stato un padre così terribile per te?" la interruppe, con un'espressione amarissima in volto.
"...io... no, insomma, tu... in fondo... no, sei stato... un padre fantastico... con me." Blaterò, colta alla sprovvista.
"Io... non posso crederci!" (neppure io! O.o NdSJ) stupì Trevor, tuttavia rimanendo piuttosto ignorato.
"E allora... perché non riesci a fidarti di me? Perché non mi credi, quando ti dico che è stato un momento di follia pura, ma che me ne sono pentito? Che è da quel maledetto giorno che soffro e mi danno per come mi sono comportato? ...perdonami, ti prego!"
"Mi permetto di confermare di aver constatato quanto appena dichiarato..." commentò Ryuken a mezz'aria, con fare serio.
Il bellissimo volto di Seymour era permeato di una patina di sincera tristezza, come un velo di pioggia caduto da tempo immemorabile e mai evaporato. Un viso su cui non aveva più battuto il sole.
"P... papà..." sussurrò lei, gli occhi disperati e ricolmi di rimpianti, finendo così per lasciarsi andare fra le sue braccia e disperdere, lì, un profondo sospiro che mischiava gioia e sollievo al desiderio di tornare indietro e poter cambiare le cose.

Seguì un silenzio tanto intenso da permettere di cogliere i sussurri dell'aria quasi immota, e lo zampillo della fontana poco distante, e lo scroscio della relativa acqua che ricadeva nella bacinella di marmo che ne formava la base.
Alex si era avvicinato al gruppetto da tempo, riuscendo così a seguire tutti i discorsi e le rivelazioni più o meno stupefacenti che si erano susseguite.
"Tu... ora ricordo!" constatò poi Trevor, a tono relativamente basso, rompendo l'atmosfera. "Mi ricordo di te! Ti ho incontrata diverse volte venendo in visita qui a palazzo... e ti ho vista che eri ancora una bambina, l'ultima volta!"
"Sì, ero una bambina..." rispose Sheera "...fisicamente. Ma già crescevo dal punto di vista sentimentale, e ora, riordinando le idee, anch'io mi ricordo di te! Eri un ragazzo spavaldo e sfacciato... per cui avevo preso una cotta spaventosa!"
"Tu avevi preso una cotta per me...?" fece, quasi ridendo.
"Non chiedermi come sia possibile questa assurdità! Oltretutto tu eri parecchio più grandicello di me, e quasi neanche ti accorgevi della mia esistenza!!" fece, stizzita.
"Ma no, ti consideravo una bimba carina, invece! Ricordo di aver pensato che saresti diventata una bella donna... e non mi sono sbagliato!"
"E bravo il nostro pronosticatore!"
"Sì, come no, l'aruspice! Grandi fisionomisti tutti e due, eh?" commentò Seymour "D'accordo che non vi vedevate da otto anni, ma..."
"Beh, ma la tua bambina è cambiata un bel po'..." cercò di giustificarsi l'altro.
"Scusa, ma l'hai anche guardata in faccia o solo dal collo in giù, nel frattempo?" ribatté lui, con una punta di viva e paterna gelosia.
"Nel mio caso..." s'intromise Sheera, incrociando le braccia sul petto "...ho sempre fatto schifo come fisionomista! In più, evidentemente, non ricordavo il suo volto perché ho rimosso un ricordo spiacevole!"
"Pensa che soddisfazione! Ora potrai prodigarti ad insultarmi anche al passato remoto!" ironizzò lui.
"Scemo!" fece questa, staccandosi completamente dal padre ed avvicinandosi a lui, per battere un pugno sul suo petto.
"Mi dispiace..." le sussurrò, stringendo le mani sul suo bacino e sfiorandole le labbra con le proprie.
"Trevor..." fece per dire, ma le dita di lui interruppero le sue parole posandosi sulla sua bocca.
"Ti amo..." sussurrò ancora.
"Trevor, anch'io..."
"...ma non posso perdonarmi per tutti gli errori che ho fatto, e per la maniera in cui mi sono disonorato, venendo meno ai miei giuramenti e tradendo la mia patria... seppur dopo essere stato ingannato."
"Trevor, non capisco... cosa stai dicendo?" mormorò, spaventata.
"Io sarò sempre con te." Concluse, accarezzandole i capelli e baciandole un lato della fronte.
Poi si staccò da lei. Lei, che continuava a fissarlo confusa, non comprendendo il senso di ciò che voleva dire. Sapeva solo che aveva parlato troppo a bassa voce perché gli altri sentissero il suo discorso. Oltretutto, questi altri, forti di quel velato imbarazzo che assale spesso chi si trova in presenza di una coppia amoreggiante, avevano disperso l'attenzione e l'avevano portata verso un breve scambio di parole fra loro.
Solo Alex parve riscuotersi improvvisamente, rendendosi conto in un momento di cosa stava accadendo.
"Trevor, no!!!" urlò con la forza della disperazione.
Ma fu troppo tardi. Il ragazzo aveva fulmineamente estratto da un fodero un pugnale dalla lama adamantina quanto la spada con la quale aveva combattuto, e se l'era rivolto contro, affondandolo con forza nel proprio petto. Nel lampo di un istante, Sheera aveva realizzato cosa stesse accadendo e, urlando a squarciagola, si era lanciata verso di lui, riuscendo tuttavia a deviare solo leggermente la traiettoria con un colpo della mano sulla sua.
"Maledizione!" aveva imprecato anche l'imperatore, correndo a sua volta vicino al nipote, che frattanto, cadeva quasi subito esanime fra le braccia del suo amico bruno, giunto appena in tempo a sostenerlo.

Una forte folata di vento cantò una melodia malinconica di ricordi perduti, passando su tutte le anime ed accarezzando il loro dolore, mentre la posizione di una delle lune di Saskiya venne a collimare con i raggi della stella che illuminava il sistema, intercettandoli e facendo sì che in pochi minuti il cielo si rabbuiasse ed il sole fosse solo un cerchio nero incoronato di cupo oro morto.


Osservava le sue palpebre abbassate, che nascondevano al mondo la meraviglia delle gemme di zaffiro chiaro che gli decoravano il volto. Due occhi che non aveva più visto.
Dal corridoio sentì provenire una risata giovanissima, vivace ed argentina, preannunciante l'imminente prorompere nella stanza della piccola creatura bionda che la emetteva.
"Tira!!" gridò quest'ultima, raggiungendo la porta e, in seguito, il suo corpo seduto accanto al letto, per abbracciare le sue gambe.
"Ciao, tesoro..." sorrise lei, accarezzandole i capelli.
"Ucciamo a giocae?" la invitò solare, facendo cenno alla splendida giornata che albergava su Imperia.
"Melodie, lascia tranquilla tua sorella. Verrà papà a giocare con te." Si intromise una nuova voce, calda e dal fare dolce.
"Papà..." sorrise la ragazza, lasciando finalmente la fredda mano dell'uomo immobile sdraiato sul letto accanto al quale sedeva.
"Inizia ad uscire, io ti raggiungo subito, va bene?" disse nuovamente con dolcezza il biondo alla piccola, che reagì con un allegro cenno di assenso del capo e corse fuori.
Seymour si avvicinò a Sheera e le passò una palmo sulla guancia, che lei gli accoccolò incontro.
"Stai bene?" le chiese con fare premuroso.
"Sì... oggi è tranquillo." Sorrise "E anche Mellie ormai si è ripresa alla grande."
"Già, è stata una cura miracolosa!... per fortuna!"
La giovane fulva annuì, zittendosi e portando di nuovo lo sguardo sull'uomo giacente.
"E anche questo è stato un miracolo... se non ti fossi scagliata contro di lui, il pugnale sarebbe penetrato completamente nel cuore e sarebbe morto sul colpo." Riprese lui.
"Già... e se fossi arrivata prima probabilmente si sarebbe colpito il braccio e ora non sarebbe in coma!" Replicò lei, sconsolata.
"Forse sì... ma purtroppo ciò che è stato non si può cambiare. Possiamo solo tentare di superarlo."
"Lui comunque non è morto." Sorrise malinconicamente lei, passandosi una mano sul ventre voluminoso. "Non è morto, e so che un giorno aprirà gli occhi. Si sveglierà ed abbraccerà il figlio che ora porto in grembo."
"A proposito, che ne dici di fargli prendere un po' d'aria? Coraggio, è una splendida giornata! Andiamo nel parco a fare due passi: i giardinieri hanno appena potato le siepi... Kojiro starà amoreggiando dietro ad un albero con la cameriera, e tua sorella starà facendo disperare Claudio, Kae e Alex, sempre che non abbia trovato la sorellina di Trevor da stressare, prima. Se non usciamo non si fermerà più..."
Sheera guardò suo padre ridendo con sincerità. Poi accolse la mano che lui le porgeva per alzarsi con meno fatica.
"Cammino come un pinguino!" gli fece notare, ridacchiando.
"Non ho mai visto un pinguino così bello, sai? Sei tutta tua madre!" rispose lui, mettendole un braccio attorno alle spalle e dirigendosi con lei verso la porta d'uscita.


FINE

 

Crediti&Ringraziamenti


S&J: Ebbene, a questo mi sembrano più che doverosi alcuni ringraziamenti.
Prima di tutto a coloro che sono giunti in fondo a queste tre puntate di assurdità, nessuno escluso.
In secondo luogo (ma forse ci stava anche nel primo) agli HammerFall, gruppo epic metal svedese che mi ha ispirata con una sua canzone - Renegade (dall'omonimo album), appunto, di cui riporto qualche strofa qui sotto ^^ - l'idea per questa storia (però non prendetevela con loro: è colpa mia se l'ho scritta! °_°).
Un sincero ed importante ringraziamento va inoltre alla mia adorata sorellina Aby (o Xis), la mia prima lettrice & "cavia", la persona che riesce sempre a cogliere tutto, a cui voglio un bene immenso e con la cui mente la mia ha una sintonia pazzesca! ^_^
L'ultimo ringraziamento particolareggiato voglio rivolgerlo a Sam, un'amica dolce e comprensiva in cui posso sempre cercare consiglio, e da cui so sempre che verrò ascoltata e capita! Non per nulla è la mia fatina! ^_^
La Sheera Jay's Production ringrazia: tutti i lettori per non aver ucciso l'autrice sinora. Nella speranza che in un futuro migliori, potrebbe ancora servirci.
La Black Narcissus Distribution ringrazia: tutti i lettori per aver scelto questo progetto suicida/pirata che abbiamo deciso di sostenere! °___°


An outlaw chasing outlaws, a runner in the night
By the radiant moon he will strike
The seeker of all dangers has come to take his toll
From the dead of night he will arise

Renegade, Renegade
Committed the ultimate sin
Renegade, Renegade
This time the prowler will win

 

<- Part Two - The Journey